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Nel verso del lavoro...

Ma può lavorare la poesia?
Possiamo farla entrare negli uffici "dove regna il silenzio e l'indifferenza" o scendere giù nelle fabbriche tra uomini sudati e sporchi, tra le macchine accese e assordanti dove la parola fa fatica a farsi strada? Io penso di sì, questa è la mia sfida! Far lavorare anche Lei come tutti gli altri.
E quale ruolo assegnarLe? Non certo uno qualsiasi, un ruolo importante, sicuramente gratificante.

Quello di gettar luce su tutti i gesti comuni
dei colleghi di oggi e di ieri
di quelli anche morti
ma vivi nei nostri pensieri
Quello di spruzzare valori
in ambienti ingombri
di urla e motori.
Quello di graffiare
un po' oggi i cuori
per evitare un domani
di maggiori dolori.

La poesia può farlo, con la sua grazia, la sua efficacia, la sua delicata carezza anche quando schiaffeggia.
E' Lei che può far venire la pelle d'oca ad uomini di lungo corso o a pragmatici manager di successo e che ci aiuta a dire cose che in altra forma non potremmo dire.
Lei può entrare in cuori inaccessibili, farli pulsare nuovamente, far loro sognare nuove sfide, riattizzare amori sopiti.
Lei può prenderci per mano i giorni più grigi e farli diventare luminosi, facendoci trovare entusiasmo e voglia di fare...

Quindi poesia scendi dal tuo divino trespolo e va a lavorare!

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